“SBARCO” di Ponza 2019

“SBARCO” DI PONZA 2019


Lavoro, lavoro, lavoro. Non metto neanche la “e” di congiunzione finale nel ripetere tre volte la parola lavoro. Non è un errore grammaticale, è una scelta imposta dall’esasperazione, quasi da una protesta silenziosa ma rumorosissima.
Clienti sordi ai soldi. Sembra una piccola frase mancante ai ritornelli dell’ultima canzone vincitrice del Festival di San Remo 2019…
Poi i soliti amici, quelli più cari, “i corazzati del Circolo” li definisco io, ti chiamano a partecipare ad una occasione di ritrovo, cultura e svago a Ponza.

Che Isola!…

Quanti ricordi. Tante immersioni. Tante gite dove andava bene anche un peschereccio, pur di fare un tuffo nello smeraldo ed una nuotata nel blu topazio.
Allora metti tutto da parte, anche l’amore non capito e mal corrisposto, prendi due stracci, un cappelletto “trendy” e una delle tue signorine a motore, d’epoca.
Viste le stradine dell’isola, decido che la signorina che meglio si adatta e si destreggia, è la Mini Cooper del 1971.
Una ASI ORO che se li è guadagnati tutti i punteggi attribuiti per arrivare a questo riconoscimento!

Stare soli è saperci stare, è un’arte.

Ed io qui, mi sto riscoprendo “artista”.

Assapori ogni istante. Senza, piacevoli, per carità, interferenze; riscopri l’accoglienza dell’ultimo raggio di sole.
Scegli un posto semplice, che appena sbarcato, chiaccherone come sei, ti consiglia “in punta” all’Isola, don Raffaele, il parcheggiatore più caro delle terre Pontine.
Offre i suoi spazi per la tua piccola Mini, come se fossero tempestati di diamanti, sparsi nell’asfalto, ma quanta simpatia dalla sua disponibilità!
Ti arrampichi su pei tornanti e di squarcio in squarcio, di paesaggi che mai hai dimenticato, arrivi da “Anna”.
Ti accoglie subito con un “no”… (perché come diceva sempre mia nonna: …con un NO ti spicci e con un SI ti impicci…),non perché sia poco gentile, ma perché è sempre piena di degustazioni e soprattutto di degustatori.
Mi siedo a leggere il rosso quasi rosa che il mare raccoglie dal pennello del Sole che scende. Ogni tanto, l’ennesima coppia si ferma e chiede, come fosse una cantilena da Rosario: c’è un tavolo per 2 stasera? Ed ecco l’ennesimo “no” di Anna. Come a me. Poi, con un paio di sorrisi e di battute, si fa convincere e dice: si, va bene, però…dentro!
Ecco che il sorriso riappare sulle bocche degli innamorati commensali.

La scusa per strappare quel “si, però dentro”, è stata veramente geniale:…sa, oggi facciamo 28 anni di matrimonio!
Bhè, tanto di cappello a cotanta fantasia e sfacciataggine.
IO, intanto, per tenergli il gioco e divertirmi un po’, gli faccio pure gli auguri!
Comincia ad accendersi una fila di lucine bianche sui pali in legno posti lungo la curva che precede il ristorante. Fanno a gara con il crepuscolo, sapendo già che “perderanno”.
Non ho avuto il tempo di pranzare e l’appetito si comincia a sentire.
Allora, nell’attesa di quell’oretta che mi porterà alla cena, chiedo uno Spritz che sorseggio sgranocchiando quattro patatine fritte.
Al primo sorso mi rendo conto che al posto della classica “fetta d’arancia” , ce n’è una di limone; ma a Ponza, si sa, è quasi tutto locale, quando è possibile.
E quindi, da un albero, adesso a metà settembre, puoi trovare da cogliere solo quello, non certo un’arancia…


E tutto torna.

Contribuisce al sapore del vento salato che arriva dal tramonto bellissimo.
Ultimo sorso, ultimo raggio, refolo di vento fresco che ti fa rimpiangere quella felpa che hai lasciato nella Mini e finalmente, si…cena.

Ponza 13/09/2019 Giacomo Saverino
“Gianni